Caregiver familiari: primo sì alla legge. Ma il riconoscimento sarà sufficiente a cambiare la vita delle famiglie?

18 ottobre 2026 | Disabilità, caregiver e diritti
La Camera dei deputati approva il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. Previsti contributi economici, strumenti di conciliazione tra lavoro e assistenza e misure di sostegno. Ma il testo deve ancora essere approvato dal Senato e restano importanti interrogativi sull’effettiva portata delle nuove tutele.
Una svolta attesa da anni
Il 14 ottobre 2026 la Camera dei deputati ha approvato, con 153 voti favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti, il disegno di legge A.C. 2789, dedicato al riconoscimento e alla tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri familiari.
Il provvedimento, composto da 18 articoli, è stato trasmesso al Senato il 16 ottobre, dove proseguirà il suo percorso parlamentare con il numero S. 2063.
È importante chiarire subito un aspetto: la nuova legge non è ancora in vigore e i contributi economici previsti non possono essere richiesti.
Si tratta comunque di un passaggio significativo nel percorso verso il riconoscimento del lavoro di cura familiare.
Un lavoro che, troppo spesso, rimane invisibile.
Dietro ogni persona con disabilità o non autosufficiente che necessita di assistenza continuativa esiste frequentemente una rete familiare impegnata nell’organizzazione delle cure, nella gestione degli appuntamenti sanitari, nell’assistenza quotidiana e nel coordinamento dei servizi.
Un impegno che può comportare importanti conseguenze sulla vita lavorativa, economica, sociale e personale di chi assiste.
Chi sono i caregiver familiari?
Il caregiver familiare è la persona che si prende cura, in maniera non professionale, di un familiare che necessita di assistenza a causa di una condizione di disabilità, malattia o non autosufficienza.
Il riconoscimento normativo di questa figura non nasce oggi.
La Legge 205/2017, all’articolo 1, comma 255, aveva già introdotto una definizione di caregiver familiare nell’ordinamento italiano.
Tuttavia, il riconoscimento formale non si è tradotto in un sistema nazionale organico di protezione economica, previdenziale e sociale.
La proposta attualmente all’esame del Parlamento cerca di intervenire su alcune di queste criticità.
Quattro categorie di caregiver: cosa prevede il disegno di legge?
Il provvedimento introduce quattro profili, differenziati in base al carico assistenziale e alla convivenza con la persona assistita.
Primo profilo: caregiver familiare prevalente.
È la persona convivente che presta almeno 91 ore settimanali di assistenza a un familiare in condizioni di non autosufficienza certificata.
Secondo profilo: caregiver familiare convivente.
Comprende chi presta almeno 30 ore settimanali di assistenza, ma meno di 91.
Terzo profilo: caregiver familiare non convivente.
Riguarda chi assiste un familiare per almeno 30 ore settimanali, pur non vivendo nella stessa abitazione.
Quarto profilo: caregiver con impegno assistenziale ridotto.
Comprende le persone, conviventi o non conviventi, che prestano almeno 10 ore settimanali di assistenza, ma meno di 30.
Questa distinzione è importante perché il riconoscimento della figura di caregiver non comporterebbe automaticamente l’accesso alle medesime tutele.
Le misure previste variano infatti in funzione del profilo riconosciuto.
Il contributo economico: fino a 400 euro al mese, ma non per tutti
Uno degli aspetti maggiormente discussi riguarda il contributo economico previsto dall’articolo 14.
Il testo approvato dalla Camera contempla un sostegno fino a 1.200 euro trimestrali, equivalenti a un massimo teorico di 400 euro mensili.
Tuttavia, il contributo sarebbe riservato ai caregiver familiari prevalenti, cioè a coloro che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza e convivono con la persona assistita.
Sono inoltre previsti due importanti requisiti economici:
- Redditi derivanti da eventuali attività lavorative non superiori a 3.000 euro lordi annui.
- ISEE del nucleo familiare non superiore a 25.000 euro.
Per i nuclei con ISEE superiore a 15.000 euro, il contributo verrebbe progressivamente ridotto secondo il meccanismo previsto dal disegno di legge.
I 400 euro mensili non rappresentano quindi un importo garantito.
L’effettiva somma riconoscibile dipenderebbe anche dalle risorse disponibili, dal numero degli aventi diritto e dai criteri di calcolo stabiliti.
Secondo il testo attuale, la misura potrebbe decorrere dal 2027, subordinatamente all’approvazione definitiva della legge e all’attivazione delle procedure necessarie.
Lavoro e assistenza: quali novità sono previste?
Uno dei problemi più complessi per i caregiver riguarda la possibilità di conciliare il lavoro con l’assistenza familiare.
Molte persone si trovano a dover ridurre il proprio orario, rinunciare a opportunità professionali o interrompere completamente l’attività lavorativa.
Il disegno di legge introduce alcune misure che potrebbero migliorare questa situazione.
Per determinate categorie di caregiver lavoratori dipendenti sono previste la possibilità di richiedere modifiche dell’orario e delle modalità di lavoro, la priorità nella trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale e il successivo ripristino del tempo pieno.
Viene inoltre contemplato il ricorso al lavoro agile, quando compatibile con la mansione svolta.
Un’altra novità riguarda i genitori caregiver di figli con disabilità: il testo propone di estendere fino al compimento dei 18 anni del figlio il limite di età per la fruizione del congedo parentale e del suo prolungamento, ferme restando le altre condizioni e i limiti di durata previsti dalla normativa.
Sono previste anche disposizioni relative alla cessione solidale di ferie e riposi tra lavoratori, la cui applicazione dipenderebbe dalla contrattazione collettiva.
Si tratta di misure potenzialmente importanti, ma che dovranno essere valutate anche rispetto alla loro concreta applicabilità nei diversi settori lavorativi.
Lavoro e assistenza: quali novità sono previste?
Uno dei problemi più complessi per i caregiver riguarda la possibilità di conciliare il lavoro con l'assistenza familiare.
Molte persone si trovano a dover ridurre il proprio orario, rinunciare a opportunità professionali o interrompere completamente l'attività lavorativa.
Il disegno di legge introduce alcune misure che potrebbero migliorare questa situazione.
Per determinate categorie di caregiver lavoratori dipendenti sono previste la possibilità di richiedere modifiche dell'orario e delle modalità di lavoro, la priorità nella trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale e il successivo ripristino del tempo pieno.
Viene inoltre contemplato il ricorso al lavoro agile, quando compatibile con la mansione svolta.
Un'altra novità riguarda i genitori caregiver di figli con disabilità: il testo propone di estendere fino al compimento dei 18 anni del figlio il limite di età per la fruizione del congedo parentale e del suo prolungamento, ferme restando le altre condizioni e i limiti di durata previsti dalla normativa.
Sono previste anche disposizioni relative alla cessione solidale di ferie e riposi tra lavoratori, la cui applicazione dipenderebbe dalla contrattazione collettiva.
Si tratta di misure potenzialmente importanti, ma che dovranno essere valutate anche rispetto alla loro concreta applicabilità nei diversi settori lavorativi.
Non soltanto contributi: il bisogno di sollievo e sostegno psicologico
La proposta legislativa affronta anche il benessere psicofisico del caregiver.
Tra gli interventi contemplati figurano il sostegno psicologico, la formazione, le possibilità di sostituzione temporanea nell'assistenza e specifiche misure di tutela sanitaria.
Questi interventi dovrebbero essere individuati nell'ambito del Progetto di vita, del Piano assistenziale individualizzato o degli altri strumenti di presa in carico previsti.
È un aspetto particolarmente rilevante.
Chi assiste continuativamente una persona non autosufficiente può trovarsi a gestire responsabilità complesse, senza avere sempre la possibilità di riposare, curare la propria salute o mantenere una vita sociale soddisfacente.
Prendersi cura di una persona non dovrebbe significare rinunciare alla cura di sé.
Occorre però ricordare che l'effettiva disponibilità di tali servizi dipenderebbe anche dall'organizzazione territoriale e dalle risorse destinate agli interventi.
Le criticità: cosa manca ancora?
L'approvazione della Camera ha suscitato valutazioni differenti.
Da una parte, il Governo considera il provvedimento un passo importante verso il riconoscimento del valore sociale ed economico dell'assistenza familiare.
Dall'altra, durante il dibattito parlamentare sono state evidenziate criticità relative all'entità dei finanziamenti, ai requisiti per il contributo economico e alla limitata platea dei possibili beneficiari.
Una delle questioni più delicate riguarda proprio la soglia delle 91 ore settimanali.
Si tratta di oltre 13 ore di assistenza al giorno.
È un impegno estremamente elevato, che rende necessario definire con precisione come verranno conteggiate e certificate le ore effettivamente dedicate alla cura.
Anche il limite di 3.000 euro lordi annui derivanti da attività lavorativa solleva interrogativi.
Una persona che continua a lavorare, pur sostenendo un carico assistenziale significativo, potrebbe non accedere al contributo economico.
La questione non riguarda soltanto il sostegno immediato.
Interrompere o ridurre drasticamente il lavoro può incidere sull'autonomia economica, sulla carriera professionale e sulla futura posizione previdenziale.
Una normativa realmente efficace dovrebbe quindi considerare non soltanto il numero delle ore di assistenza, ma anche le conseguenze che l'attività di cura produce sull'intera vita del caregiver.
Valle d'Aosta: quali strumenti sono già disponibili?
In attesa della conclusione dell'iter parlamentare, è importante ricordare che in Valle d'Aosta esistono già interventi regionali destinati alle persone con disabilità e alle famiglie che se ne prendono cura.
Tra questi rientrano i contributi previsti dall'articolo 21-bis della Legge regionale 23/2010, destinati a specifiche situazioni di disabilità con necessità di sostegno intensivo, secondo i requisiti stabiliti dalla disciplina regionale.
Sono inoltre disponibili servizi di sollievo e altre misure di sostegno alla domiciliarità.
Attenzione alla scadenza del 30 ottobre 2026
La Regione autonoma Valle d'Aosta ha attivato anche i Voucher di conciliazione vita-lavoro, finanziati attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus.
La misura è destinata, nel rispetto dei requisiti previsti dall'avviso, a persone con responsabilità di cura nei confronti di figli minori, persone con disabilità e anziani.
Il voucher permette di acquistare servizi presso gli operatori aderenti alla Rete regionale di conciliazione.
Per il 2026 gli importi previsti variano da 200 a 1.200 euro per ciascun carico di cura, in relazione all'ISEE e alla tipologia di assistenza.
Le domande possono essere presentate attraverso il portale regionale Servizi Online Lavoro entro le ore 16:00 del 30 ottobre 2026, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili.
Si tratta di una misura distinta dal disegno di legge nazionale sui caregiver, già disciplinata da un apposito avviso regionale.
Per questo motivo, le famiglie interessate dovrebbero verificare tempestivamente la propria situazione e i requisiti di accesso.
Il punto di vista di TUPY APS: riconoscere il caregiver significa proteggere l'intera famiglia
Come associazione Tutti Uniti per Ylenia, impegnata nel sostegno alle persone con disabilità, alle famiglie e alle situazioni di fragilità, riteniamo che il riconoscimento del caregiver familiare rappresenti un obiettivo fondamentale.
Ma il riconoscimento, da solo, non basta.
È necessario che alle dichiarazioni di principio seguano interventi concreti, accessibili e adeguati alle diverse situazioni familiari.
Un genitore che assiste un figlio con disabilità complessa, un coniuge che si prende cura del partner non autosufficiente e un figlio adulto che assiste un genitore anziano vivono condizioni differenti, ma condividono spesso la necessità di conciliare responsabilità assistenziali, lavoro e vita personale.
Le politiche pubbliche dovrebbero riconoscere questa complessità.
Non possiamo considerare il lavoro di cura un'attività essenziale per la società e, contemporaneamente, lasciare che il suo costo ricada prevalentemente sulle famiglie.
Riteniamo prioritario sviluppare un sistema capace di garantire continuità assistenziale, sostegno psicologico, servizi di sollievo, strumenti di conciliazione lavorativa e una protezione economica e previdenziale adeguata.
In Valle d'Aosta, dove le caratteristiche territoriali possono rendere più complesso l'accesso ai servizi, sarà particolarmente importante rafforzare il coordinamento tra sanità, servizi sociali, enti locali e Terzo settore.
Le associazioni possono contribuire a individuare le difficoltà quotidiane delle famiglie e a trasformarle in proposte concrete.
Il nostro auspicio è che il confronto parlamentare ancora aperto permetta di migliorare ulteriormente il provvedimento, ampliando l'effettività delle tutele.
Conclusione: il diritto di assistere senza rinunciare a vivere
Il lavoro di cura familiare ha un valore umano, sociale ed economico che merita riconoscimento.
Ma una società inclusiva non può limitarsi a ringraziare chi assiste.
Deve creare le condizioni affinché le persone con disabilità possano ricevere sostegni adeguati e i loro familiari possano continuare a lavorare, partecipare alla comunità e costruire il proprio futuro.
La sfida non è soltanto approvare una legge.
È trasformare il riconoscimento del caregiver in un sistema di diritti concretamente esercitabili.
Perché prendersi cura di qualcuno non dovrebbe mai significare essere lasciati soli.
Tutti Uniti per Ylenia – TUPY APS
Insieme per i diritti, la dignità e l'inclusione.





